Confronto tra il metodo Kousmine
e altri metodi basati sull'alimentazione
La dott. Kousmine ha continuato
per tutta la vita a ricercare e ad apprendere. La lezione
più alta che ci ha lasciato è proprio quella della ricerca
continua, nella consapevolezza che l'organismo umano è
estremamente complesso e la ricerca delle cause di una
malattia mai conclusa. Per questo continuiamo la ricerca e
il confronto anche dopo la sua morte, convinti che l'unica
fedeltà ad un metodo è quella di non fossilizzarlo in uno
schema dogmatico.
Vi
sono numerosi altri metodi di cura che privilegiano
l'alimentazione. Da uno (il metodo Swank) viene conferma
alla giusta impostazione dell'alimentazione del nostro
metodo. Il prof. Swank, che aveva alle spalle mezzi
finanziari e organizzazione universitaria che la Kousmine
non ha mai avuto, ha potuto compiere ricerche fondamentali
che hanno comprovato l'essenzialità di un'alimentazione
equilibrata. Gi altri due, quello della Zona di Sears e
quello legato ai gruppi sanguigni di D'Adamo completano in
parte il metodo Kousmine. Il primo dei due è già stato
integrato nella nostra proposta del Metodo Kousmine;
dell'altro teniamo conto e potete leggere qui sotto una
disamina ragionata, che accoglie con riserve e prudenza
parte delle osservazioni di Peter
D'Adamo.
Il
metodo Swank
Il
dott.Roy L. Swank, M.d., Ph.D. , neurologo presso
l'Università dell'Oregon, ha sviluppato in anni di ricerche
il suo metodo, seguendo più di 5.000 ammalati di Sclerosi
Multipla. Oggi ha più di 90 anni, non visita più ammalati,
ma continua con lucidità la ricerca.

Diamo un riassunto del suo metodo attraverso una pagina di Valentina, che ha praticato il metodo per anni e lo conosce perciò dall'interno, pur presentandolo con correttezza scientifica e molto equilibrio.
La dieta della ZONA
La dieta a zone del biologo dott. Sears si basa su solide premesse scientifiche. L'equilibrio tra proteine e carboidrati nell'alimentazione, per un apporto equilibrato di nutrienti e per evitare picchi insulinici è certamente importante.
Gli elementi base della Zona sono:
- Controllo dell'insulina
- Restrizione calorica
- Modulazione degli eicosanoidi
- Attività fisica
- Rilassamento mentale
Attraverso questi 5 punti è possibile ottenere tutti i benefici del vivere in zona:
- migliorare l'efficienza psicofisica
- perdita graduale del grasso corporeo in eccesso, senza fame
- raggiungere il benessere duraturo.
Dobbiamo essere grati a questa dieta, perché ci ha permesso di percepire un equilibrio esistente nelle indicazione della dott. Kousmine che in un primo tempo ci sfuggiva. Chi applica con superficialità il regime alimentare Kousmine, rischia un eccesso di carboidrati se diminuisce i prodotti animali senza compensarli con fonti di proteine vegetali, come consiglia la dottoressa. Tutto il nostro sito tiene conto delle indicazioni di Sears, ed è applicabile da chi segue la dieta Zona.
La dieta a zone è compatibile con il metodo Kousmine con queste avvertenze:
• non tutte le fonti proteiniche che si trovano nella dieta a zone sono accettabili. Noi consigliamo per esempio un forte riduzione (e in qualche caso l'eliminazione) di latte, latticini e carni rosse.
Consigliamo anche la riduzione delle fonti di proteine animali. Il dott Sears - da buon statunitense - sottovaluta molto le fonti di proteine vegetali, tanto da non tenerle neppure in considerazione nei calcoli. Si arriva così ad un eccesso di proteine animali, che sono fortemente acidificanti.
• noi consigliamo cereali integrali (bio) per aumentare e diversificare le fonti di fibre e per ridurre l'indice glicemico delle fonti di carboidrati. È un punto importante e non eliminabile del nostro regime alimentare. Nella dieta a zona le fibre sono sottovalutate.
• il metodo Kousmine non si riduce ad una dieta. Gli altri pilastri sono importanti e devono essere rispettati.
Vi un limite fondamentale nel metodo della Zona: l'idea che i picchi insulinici si possano evitare solo con equilibrando i carboidrati con le proteine. Questo non è scientificamente vero: i picchi insulinici si evitano con pasti con un basso carico glicemico, che - in linea di principio - possono essere raggiunti anche solo con carboidrati. L'equilibrio tra proteine e carboidrati è comunque opportuno, ma senza eccessive preoccupazioni.
Fatte salve queste osservazioni mi sembra che ci sia concordanza tra la logica della dieta a zona e la dieta del metodo Kousmine.
La dieta di Peter D'Adamo
La dieta di Peter D'Adamo, un laureato in naturopatia statunitense di origine italiana, è chiamata anche “dei gruppi sanguigni”. D'Adamo mette in rilievo il rapporto negativo che vi è tra le lectine dei vari cibi e gli antigeni dei gruppi sanguigni: si giunge così a consigliare determinati cibi come salutari per quel gruppo sanguigno, altri come negativi, altri come indifferenti. Basterebbe seguire questi consigli alimentari per ottenere notevoli miglioramenti nello stato di salute.
Il metodo è andato complicandosi con il passare del tempo. D'Adamo ha introdotto numerose varianti, alcune eccezioni ed ha aggiunto altre metodiche terapeutiche per affrontare meglio la malattia. I suoi libri sono tutti publicati in Italia: è così possibile accostare tutti gli elementi del metodo e vederne anche l'evoluzione.
Il metodo ha certamente un fondamento scientifico. Da qualche anno cerco di stabiire una correlazione tra tipo di alimentazione e gruppo sanguigno di malati che ho incontrato ed ho riscontrato una frequenza statisticamente significativa tra alimentazione e gruppo sanguigno. Ma ci sono anche casi non infrequenti in cui avviene il contrario di quanto affermato dalla dieta dei gruppi snguigni:
malati intolleranti a cibi che secondo Peter D'Adamo sarebbero salutari per loro;
malati al contrario che assumono all'interno del metodo Kousmine cibi che dovrebbero interferire negativamente con il gruppo sanguigno ed invece migliorano nella salute.
Il limite del metodo di cura di Peter D'Adamo è di aver enfatizzato quello che è solo uno dei fattori che contribuiscono allo stato infiammatorio generale dell'organismo e perciò alla malattia. Non ci stancheremo di ripetere che la malattia ha cause polifattoriali e solo un approccio globale permette di giungere a risultati soddisfacenti.
In particolare:
• ciò che avviene ai leucociti su un vetrino di laboratorio non è ciò che avviene nell'organismo. Intervengono qui numerosi altri fattori (pensiamo alla presenza di eicosanoidi, leucotrieni, processi antiossidativi, enzimi, ecc.) che interferiscono con la reazione immunitaria e la possono potenziare o diminuire.
• si ha l'impressione che Peter D'Adamo abbia "pregiudizi" contro certi alimenti, pregiudizi che finiscono per forzare le sue conclusioni. È il caso della carne di maiale, che sarebbe secondo lui pregiudizievole per ogni gruppo sanguigno. Dalle prove di intolleranza condotte direttamente sui leucociti (ne abbiamo fatte molte) non risulta una così generale incompatibilità. Né risulta che i popoli ad alto consumo di carne suina abbiano un attesa di vita inferiore ad altri popoli che ne consumano di meno...
• l'esperienza di mezzo secolo di cure - con risultati straordinari - della dott. Kousmine, confermata dalle centinaia di malati che in questi anni in Italia hanno ricevuto un netto miglioramento dall'applicazione rigorosa delle sue indicazioni attesta che anche senza tener conto delle relazioni con i gruppi sanguigni un corretto regime alimentare dà un fondamentale contributo alla salute;
• altri fattori fondamentali (controllo dell'acidità, igiene intestinale…) sono almeno altrettanto importanti delle intolleranze legate ai gruppi sanguigni. E questi fattori di guarigione mancano nel metodo D'Adamo.
In conclusione
Il metodo di Peter D'Adamo merita rispetto e attenzione. Tutte le diete che propone sono molto più equilibrate del comune regime alimentare e quindi non possono che migliorare lo stato di salute (paradossalmente anche le diete che propone per gruppi sanguigni diversi da quello reale sarebbero comunque migliori del regime alimentare normalmente seguito nella nostra società). Da tempo teniamo conto dei gruppi sanguigni come primo approccio al cambio di alimentazione, pur senza la rigidezza del metodo D'Adamo. Occorre poi verificare con altri parametri la fondatezza di eventuali intolleranze ed apportare correzioni più precise, consentendo eventuali cibi che il metodo D'Adamo vieta.
Seguire il metodo D'Adamo alla lettera non comporta nessun danno alla salute, anzi introdurrà una dieta sana e salutare. Ma a costo di limitazioni che non ci paiono tutte necessarie. Si può correre anche il rischio di credere che possa essere sufficiente a risolvere problemi di malattie. Seguirlo invece alla lettera presenta dei limiti, anche se non gravi, che richiederebbero completamento su altri piani.
La terapia Gerson contro i tumori
Il dott. Gerson, un medico tedesco nato nel 1935 mise a punto un metodo dapprima dedicato alla lotta contro le emicranie, poi esteso alla tubercolosi e infine, dopo la sua emigrazione negli Stati Uniti per motivi razziali, alla lotta contro i tumori.
Il metodo consiste soprattutto di una dieta assolutamente priva di cloruro sodio, di proteine animali e di legumi, di zucchero bianco e di grassi (tranne poco olio bio di lino). La dieta consiste in verdure molto cotte, una minestra al giorno chiamata di Ippocrate (non si sa perché, visto che le verdure contenute non esistevano ai tempi di Ippocrate) e un numero elevatissimo di succhi di verdura e frutta fino ad arrivare a più di 4 litri al giorno. Caratteristiche della terapia sono alcuni integratori a base soprattutto di dosi elevate di potassio, di iodio, di estratti di fegato e preparati pancretici. In aggiunta ripetuti enteroclismi di caffè, anche cinque volte al giorno (ogni 4 ore): servono alla depurazione del fegato.

La cura presuppone integratori costosi, un quantitativo di verdura e frutta di almeno cinque chili al giorno (tra pasti e succhi) e macchine costosissime per l'estrazione dei succhi (circa 2000 euro).
Non c'è dubbio che tale quantità di componenti vegetali abbia benefici effetti. Anche la diminuzione delle proteine per un tempo limitato può contribuire ad ostacolare il cancro, come l'uso dell'olio di lino e il riequilibrio della pompa sodio-potassio.
Nessun'altra affermazione della dieta è stata convalidata scientificamente né c'è stato un controllo sicuro sulle statistiche delle proclamate guarigioni. Alcuni aspetti della dieta (il rifiuto dei legumi e di alcuni frutti, come i frutti di bosco; la cottura esagerata dei cibi, l'uso eccessivo di solanacee) sono superati e comunque è un regime alimentare francamente difficile da praticare. Non sembra che i risultati siano superiori a quelli di una ben più praticabile dieta Kousmine.